"Il dolore è la madre della vita, non lo si uccide senza uccidere la vita stessa. Il compito, nel breve tempo che ci è concesso, è di dargli un senso. Non una giustificazione, che nasconde le ferite e serve da pretesto per nuovi soprusi. Ma un senso. Una spiegazione. Si può? Si può dire che non fu vano?" Thorkild Hansen, Il capitano Jens Munk Una breve introduzioneBenvenute e benvenuti al primo numero di flint!
Vuole essere uno spazio per condividere con voi le due cose che più mi appassionano da sempre: libri e scienza. Ovviamente con un tocco umano portando mie personali riflessioni scaturite da qualsiasi cosa possa farmi venire la voglia di scrivere.
Non è e non sarà uno spazio di promozione commerciale, promozione personale o di brand. Non vi sono scopi commerciali dietro, solamente un mio bisogno di voler condividere riflessioni su questioni che mi "smuovono" in qualche modo dal torpore.
Una volta al mese. Cercherò di mantenere questo ritmo, ovviamente potranno e ci saranno eccezioni a questa regola sopracitata.
La linea editoriale sarà la mia, quindi soggettiva e ricca di bias cognitivi come per ogni essere umano esistente. Tuttavia, cercherò di essere rigoroso, citando sempre ogni fonte di qualsiasi genere essa sia.
Siccome vorrei garantirvi la massima qualità sui contenuti, a volte richiederà più tempo e sforzi, commetterò errori, ci saranno lacune e opinionismi ma state tranquilli che saranno frutto di un cervello organico composto da cellule umane e non frutto del machine learning da chissà quale data center. Detto questo...benvenuti e benvenute, grazie per essere qui! Salite a bordo e godiamoci questo viaggio, la lunga rotta è iniziata :) Libri che cambiano una vita - Il capitano Jens Munk di Thorkild Hansen
Ho trovato questo libro quasi per caso. O meglio, ho trovato il suo autore quasi per caso, come sempre, sbirciando a zonzo in libreria. L'autore in questione è ovviamente Thorkild Hansen. Stiamo parlando di un autore danese ai più sconosciuto qui in Italia ma ben noto a livello internazionale. Non potevo che iniziare questo progetto con un libro che mi ha segnato nel profondo, che mi ha portato lontano anzi lontanissimo nello spazio e nel tempo. Il capitano Jens Munk è uno di quei libri da magone post-lettura. Sei affranto per aver concluso il viaggio, per essere stato parte di una vita raccontata magistralmente e storicamente accurata grazie al lavoro certosino di un autore maniacale nel trovare le fonti e a scavare dove nessuno aveva mai scavato prima. Il suo stile è a metà tra documento storico e il romanzo, tra il reportage e il filosofico, tra il sacro e il profano. Perché in fondo è stato così anche il protagonista descritto da Hansen, il capitano Jens Munk. "La storia di Jens Munk, osserva il cronista, è la storia di un uomo che parte dal niente. Per tre volte tenta di avere successo. La prima il destino risponde di no. E sia, questo capita a tanti. La seconda il destino risponde ancora di no. E questa volta si rimette di nuovo in piedi solo dopo lunghi anni di difficoltà, ma l'onnipotente sovrano del regno comincia a interessarsi a lui e due navi e sessantasei degli uomini migliori della flotta vengono posti sotto il suo comando. Così egli tenta di nuovo. E prende con sè il diario di pergamena chiara. Naviga là dove, si dice, gli uomini non possono posar piede. Orienta la prua sulle stelle che, si dice, gli uomini non possono raggiungere. Bene. Sei mesi dopo il destino trasforma in granito l'acqua intorno alle sue navi e, ancora una volta, risponde di no. Non resta che una nota a piè pagina nei libri di storia, un nome conosciuto da tutti e nessuno. Una via polverosa nella vita quotidiana che tutti attraversano. Un'isola solitaria nel mare dei ghiacci, dove a stento un uomo è approdato."¹ Il mare è un espediente narrativo fantastico, lo è per la letteratura ma anche nella vita. Infatti, Jens solca le onde dei freddi mari del nord già da piccolo navigando e imparando le arti marinaresche che lo porteranno fino al Brasile e il nuovo mondo. Suo padre è, però, miccia emozionale della vita del figlio Jens. Erik Munk è l'eroe nobile decaduto dopo i servigi militari offerti alla corona danese. Tradito e deriso da quella nobiltà di cui ha sempre voluto far parte e da cui verrà cacciato e imprigionato ma mai dimenticato. Secondo me è proprio qui la svolta della vita di Jens. Vede il padre distrutto da quei boriosi incapaci anche solo di tener in mano una cima e semplicemente non ci sta. Non è un eroe, è un uomo come tutti gli altri. Diventa capitano perché è capace, come il padre, a comandare una nave da guerra. E a vincere battaglie. Servirà per tutta la sua vita quel sovrano, Cristiano IV, che in fondo lo apprezza per le sue doti fuori dal comune e disprezza allo stesso tempo per la sua volgare estrazione sociale. Jens Munk vuole solo riprendersi ciò che suo padre si era guadagnato e lo farà per tutta la vita. "Tra la Groenlandia occidentale e il continente del Canada si trova un arcipelago esteso quanto l'Europa. A sud, il mare deserto e chiuso della Baia di Hudson, a nord, le masse glaciali dell'Oceano Artico e tra i due centinaia di piccole e grandi isole divise da innumerevoli stretti e bracci di mare. Sulla carta quegli stretti e quei tortuosi canali assomigliano all'inestricabile labirinto che il mito situava nella greca Cnosso, al cui centro stava il terribile Minotauro che ogni anno esigeva la sua vittima."¹ La spedizione per trovare il passaggio a nord-ovest è la sfida più grande che affronterà e da cui incredibilmente tornerà con tre uomini e mezza barca. Accetta quella sfida perché è uno di quegli uomini che non si accontentano mai, che lottano per ricordare a loro stessi chi sono veramente. Senza retorica, solo un gran coraggio. In questo frangente, Hansen è magistrale nel riportare le note del diario del capitano, i suoi pensieri e le sue paure. Vengono descritte nel dettaglio le condizioni di viaggio, le rotte, i pasti e addirittura le preghiere recitate sulle due navi della spedizione. Siamo agli inizi del XVII secolo, le persone alla fine però non cambiano mai. "Cosa resta ancora? Il mare dimentica le nostre tracce ancora più in fretta della sabbia, che dimentica ancora più in fretta del fango, che dimentica molto in fretta. Navigare è sognare. Sognare è necessario, vivere no. Il sogno copre tre quarti del mondo ed è composto più o meno della stessa soluzione delle lacrime umane. Nel sogno siamo soli, ma mai così soli come a Genova. Nel sogno nulla è vano. È la realtà a essere vana. È lei a consumarsi e a morire. Nelle fiamme e nel freddo. Dobbiamo darle un senso. Cercare l'alba attraverso il tramonto. Possiamo?"¹ Il capitano Jens Munk non è stato famoso come Cook. Non è stato fortunato come Colombo. Jens Munk ha lottato tutta la sua vita. Commettendo errori e provandoci ogni volta, cercando quell'approvazione reale e nobiliare di cui probabilmente non aveva bisogno. Munk si mostra in questo libro come un grande marinaio e un grande uomo seppellito dalla storia. Una storia dimenticata che Hansen ci ha regalato con questo lungo e fantastico libro. Sono grato a questa persona per il suo dono, mi ha rapito trasmettendo quella forte emozione umana che evidentemente ha sempre gonfiato e spinto le vele del capitano Jens Munk.
Cogito, ergo sum - Sulla lettura“Non dimentichiamo che il libro ci è alleato, da molti secoli, in una guerra che i manuali di storia non riportano. La lotta per preservare le nostre creazioni di valore: le parole, che sono appena un soffio d’aria; l’inventiva che mettiamo nelle nostre storie, per dare un senso al caos e poterci sopravvivere dentro; ogni conoscenza vera, falsa e comunque sempre provvisoria che raschiamo via con le unghie dalla dura roccia della nostra ignoranza.”¹ Dato che questa newsletter si occuperà principalmente di libri, è doveroso partire proprio da cosa significa per me leggere. Leggere per me è vivere, è sognare con il pensiero di un’altra persona tra le braccia. È ascoltare con il pensiero un pensiero fuori da me. Leggere è un’interpretazione immaginifica che ci permette di apprendere con pazienza una storia, una vita oppure un concetto. Leggere ci insegna a capire cosa sia effettivamente il contesto e la pazienza. Ci insegna la complessità. Insomma, è evasione con stile. In una modernità dove si predilige la velocità e la semplificazione, un libro ci accompagna dolcemente con calma verso la meta permettendoci di digerire e far decantare i concetti senza ingozzarci di stupidaggini. Ovviamente non ogni libro è così sia chiaro e lo so io come lo sapete voi. Ma la forma-libro è un mezzo straordinario che accompagna l’umanità da più di 500 anni veicolando idee e storie da ogni dove e tempo. Resiste al tempo e un libro invecchia con noi, lo leggiamo oggi e leggendolo tra anni ci dirà cose diverse con le stesse parole. È un miracolo. Inoltre, è in grado di farci apprendere con tempi biologicamente compatibili con la nostra specie²⁻⁴. Non siamo nati per imparare in venti minuti guardando una persona esperta fare qualcosa oppure una lingua giocando con software spastici per ripetere “the cat is on the table” in polacco. Siamo nati per apprendere lentamente, non possiamo farci niente. Anche se nella Silicon Valley dicono il contrario, un libro e del tempo sono più efficaci di qualsiasi altra cosa. Senza cadere nel luddismo ovviamente. Anche io fruisco, come voi, della tecnologia e dell’informatica (dopotutto non sto scrivendo con una macchina da scrivere) però ho deciso che voglio limitarli nella mia vita e dare quel tempo alla lettura per restare umano. Leggere mi ha insegnato a pensare e a mettermi in discussione. Leggere romanzi, saggi, biografie mi ha donato saperi multiformi. Mi ha fatto vivere vite lontane e luoghi inesplorati ma più di tutto mi ha aperto il cuore e la mente. Mi ha donato la curiosità e il piacere per la scoperta. Ogni tanto mi capita con alcuni libri particolarmente per me belli e interessanti, che finita la lettura mi attanagli un senso di malinconia per aver concluso il viaggio e mi sento irrimediabilmente cambiato. Non sono la stessa persona che ero prima di cominciare quelle righe. È raro, come ogni cosa che meriti in questa vita, ma quando capita è una sensazione bellissima. Nonostante tutto, viviamo in una società sempre più piena di libri e meno lettori in assoluto⁵. Le competenze di lettura, comprensione del testo e scientifiche stanno calando ormai da anni in tutto il mondo⁶.
Cosa ci sta succedendo? Non ci sono più i libri giusti? Non abbiamo più tempo per leggere? Eppure per guardare futili video o foto di gattini abbiamo ore al giorno da dedicare. Per smembrarci la mente e svuotarci di significato abbiamo un sacco di tempo. Per fare due conti: se leggete 10 pagine al giorno che vi occupano all’incirca 10-15 minuti, leggerete 70 pagine alla settimana e considerando la lunghezza media di un libro attestandolo (a caso) sulle 200 pagine, avrete letto un libro in 3 settimane che fanno circa 17-18 libri all’anno! Ok, quanto tempo passate a scrollare con il ditino? “Quello che la gente guarda e ama guardare sono immagini in movimento. Milioni di immagini di breve durata e con rapidi cambi di inquadratura. È nella natura del mezzo il fatto di sopprimere il contenuto delle idee per far posto all’interesse visivo, cioè per far posto a valori spettacolari. […] Quando la popolazione è distratta da cose superficiali, quando la vita culturale è diventata un eterno circo di divertimenti, quando ogni serio discorso si trasforma in balbettio infantile, quando, in breve, un intero popolo si trasforma in spettatore, e ogni affare pubblico in vaudeville, allora la nazione è in pericolo; la morte della cultura è chiaramente una possibilità.”⁷ Oggi leggere è un atto rivoluzionario. Probabilmente la maggior parte crede che sia inutile o una perdita di tempo. Ci sono cose più interessanti oppure posso ascoltarmi il riassunto di un libro fatto con le AI (!). Parafrasando da altrove, non capiscono che il vero piacere è il viaggio non la destinazione. Usare il proprio intelletto per metabolizzare, capire, rielaborare e infine assorbire idee e concetti rende i nostri neuroni in grado di funzionare. Se fai fare a qualcun altro qualcosa non pensare che sarai più in grado di farlo tu passato un certo lasso di tempo. Vogliamo far continuare a pensare qualcun altro? Per aver tempo per cosa, scrollare? Io voglio continuare a pensare e leggere libri mi permette di farlo. Punto. Non voglio dimenticare chi sono, biologicamente e umanamente, per darmi in pasto alla superficialità. Voglio ricordare e poter leggere parole scritte da chiunque in qualunque parte del mondo per avere speranza e punti di vista alternativi. Voglio leggere il "Candide" un'altra volta e meravigliarmi di Voltaire ancora e ancora quasi tre secoli dopo perché, citando il premio Nobel per la letteratura J.M. Coetzee, un classico “sopravvive alla peggiore barbarie, sopravvive perché generazioni di individui non riescono a farne a meno e perciò vi si aggrappano con tutte le forze”. Un libro così vecchio che mi insegna ancora oggi qualcosa sul mondo e perché voglio dare il mio piccolo contributo con questa newsletter, così inutile quanto per me necessaria. “Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere. Ogni concetto di cui si possa aver bisogno sarà espresso da una sola parola, il cui significato sarà stato rigidamente definito, priva di tutti i suoi significati ausiliari, che saranno stati cancellati e dimenticati. Nell’Undicesima Edizione saremo già abbastanza vicini al raggiungimento di questo obiettivo, ma il processo continuerà per lunghi anni, anche dopo la morte tua e mia. A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero di parole e una contrazione ulteriore della coscienza. Anche ora, ovviamente, non esiste nulla che possa spiegare o scusare lo psicoreato. Tutto ciò che si richiede è l’autodisciplina, il controllo della realtà, ma alla fine del processo non ci sarà bisogno neanche di questo. […] Per l’anno 2050, forse anche prima, ogni nozione reale dell’archelingua sarà scomparsa. Tutta la letteratura del passato sarà stata distrutta: Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron, esisteranno solo nella loro versione in neolingua, vale a dire non semplicemente mutati in qualcosa di diverso, ma trasformati in qualcosa di opposto a ciò che erano prima. Anche la letteratura del Partito cambierà, anche gli slogan cambieranno. Si potrà mai avere uno slogan come “La libertà è schiavitù”, quando il concetto stesso di libertà sarà stato abolito? Sarà diverso anche tutto ciò che si accompagna all’attività del pensiero. In effetti il pensiero non esisterà più, almeno non come lo intendiamo ora. Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa.”⁸ Questo è quello che si sente dire Winston Smith, il protagonista di 1984 di George Orwell, da un fanatico del partito. Come già detto lo svuotamento di significato è il fine ultimo, la pietra miliare. Ora, non credo nella distopia Orwelliana come plausibile ad ogni livello ma credo nella distopia Orwellina che permea ad ogni livello. L'omologazione, la superificialità, la corsa al successo, la banalizzazione, il cinismo becero, l'egocentrismo. Queste cose svuotano di significato, a parer mio, l'esperienza umana. L'esperienza umana è collettiva e condivisa, leggere ce lo ricorda. Ci fa uscire da noi, cerca di farci capire qualcos' altro a parte la vocina nelle nostre teste. Winston lo guarda e se ne fotte, e alla fine me ne fotto anche io. Possiamo ancora lottare uniti, un libro alla volta per fermare il rogo in piazza tanto desiderato. Voglio concludere questi pensieri con un inno di ringraziamento per il luogo e ultimo baluardo della democrazia: la biblioteca. Le biblioteche sono, per la maggioranza, gratuite. Sono aperte e libere per tutti, dal paesino di provincia fino alla grande città⁹. Hanno cataloghi fisici e digitali, film, musica e giochi da tavolo o di ruolo. Sono un bene pubblico enorme e importantissimo. Producono circoli virtuosi clamorosi, perché più si usano più le richieste arrivano, più si comprano libri, più le persone le usano e così via. Sono luoghi di incontro tra le persone, per gruppi di lettura, di teatro, di musica o di quello che volete. Scoprite le vostre biblioteche, andateci e troverete tanti libri ma anche tante persone. Leggere è importante, ora più che mai. Ah, vi allunga anche la vita¹⁰.
Street art - Arte per tutti, di tutti e da tutti
Bué The Warrior condivide la sua visione del cibo sulla parete di un negozio di alimentari a Ghent, Belgio. Il consiglioCredo che tutti dovrebbero ascoltare il disco dolce, delicato e malinconico di Dylan LeBlanc. Prendetevi una mezzoretta per voi, con una bevanda calda che vi aggrada. Mettetevi le cuffie e rilassatevi. Entrate nelle melodie e respirate della buona musica che vi coccola ma non vi sveglia perché inizierete a sognare non appena inizia il primo accordo.
Cautionary Tale di Dylan LeBlanc ⚓ Naviga con me tra parole e idee: iscriviti a flint Se questa newsletter ti è piaciuta, sentiti libero/a di inoltrarla: più siamo a bordo, meglio navighiamo. 🌊 "Non esiste miglior barca di un libro per esplorare terre lontane." Emily Dickinson
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