Questa newsletter è figlia del mio lassismo organizzativo - e del non talento nel scegliere un titolo, evidentemente. Poche passioni sparute cadenzano il mio quotidiano, ma è il modo in cui le porto avanti che determina l'avanzare, il divampare delle stesse. Così, per sublimare il mio infinito amore per la letteratura, ho deciso di sperimentare una nuova strada. Un mio piccolo impegno settimanale e un paio di proposte nelle vostre caselle di posta elettronica
Narrativa - Alan Bennett, "Nudi e crudi" (1996/2001, Adelphi, p.95) - Alan Bennett è uno scrittore, sceneggiatore e commediografo contemporaneo tra i più in voga a livello europeo. "Nudi e crudi" è un romanzo breve - tremendamente adatto per una trasposizione teatrale - incasellato nel genere umoristico ma capace di nascondere, sotto la coltre comica anglosassone, una vena quasi angosciante. I Ransome, benestanti coniugi nella Londra del XX secolo, sono una coppia stantia; lui è un avvocato cupo e pedante con una passione per Mozart, lei una donna di casa che trova conforto e futili utopie realizzative attraverso il mezzo televisivo. Di ritorno da una serata a teatro, i due scoprono di essere stati derubati. Non è un furto solito, l'abitazione è completamente svuotata da ogni oggetto: moquette, lampadari, il pianoforte caro a Mr. Ransome; i ladri hanno trafugato persino la carta igenica. Non c'è più nulla. La loro casa, parallelo della loro vita, è ora priva di vecchie emozioni, rimasugli di senso. Si può ripartire senza uno status, un' oggettistica di riferimento che certifichi il posto in società? C'è bisogno di cambiare? E' la sfida che si pone davanti ai coniugi, che reagiranno in maniera opposta a quello che sembra un'irreale scherzo del destino dai toni beffardi. Uno scritto che ho apprezzato più per il tentativo di messaggio di fondo che per la reale struttura dello stesso, a volte troppo incompleta o frettolosa. Ideale, comunque, per una lettura leggera di un pomeriggio. "Casa Ransome era stata svaligiata. « Rapinata» disse Mrs Ransome. «Svaligiata» la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia. Mr Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza. Anche se in questo caso era difficile trovare un termine preciso. Di solito un ladro sceglie, fa una cernita, prende un oggetto e ne lascia altri. C'è un limite a ciò che riesce a far sparire: per esempio, è raro che porti via una poltrona, ancor più raro un divano. Questi ladri, però, l'avevano fatto. Avevano preso tutto." Link per l'acquisto: https://www.adelphi.it/libro/9788845916106 Poesia - Alessandro Burbank, "Salutarsi dagli aerei" (2018, Interno Poesia, p.72). Ho scoperto artisiticamente Alessandro Burbank grazie alle varie collaborazioni con Dutch Nazari e Willie Peyote, rapper e cantautori nostrani che incontrano i miei favori. Burbank, prima dell'esordio editoriale nel 2018 - ad oggi, unico prodotto all'attivo - ha calcato per un decennio i palchi Slam più importanti d'italia, favorendone l'espansione e la diffusione in un paese alquanto ostico come il nostro. La poesia ci piace poco, la leggiamo ancor meno, ma guai a proporre novità. "Salutarsi dagli aerei" - diviso in tre sezioni: "Variazioni per occhi che oscillano", "La prossimità del passato" e "Odissea notte" - è un affresco artisitico di indubbia qualità, capace di individuare gli stilemi dell'artista dentro diversi e molteplici registri linguistici. Burbank, grazie a un fine racconto ora della realtà ora dell'irrealtà, inanella, attraverso l'utilizzo costante e quasi spasmodico di assonanze, poesie che appaiono come lampi, scatti visivi, sonori ed emozionali. La scelta di un utilizzo differente dell'enjambement porta a una rottura delle metriche tradizionali che regalano ritmo, tensione e pathos estremo al lettore. Piccolo gioiello. Le quattro Le quattro e si apre la porta degli inferi le quattro che scendo le scale faccio corridoi scorsoi mi perdo mi faccio male bevo sangue. Le quattro, alla gola come cappi di cravatte, mi faccio in quattro con una tagliola, apro ferite, la mia discesa è un fuori pista di graffi, feritoie. Sono le quattro di un kebab con tutto e del bicchiere d’acqua in cui respiro, calmo sono un pesce muto come un serpente allo specchio, mi autotento adesso scendo, dall’albero della notte da cui discendo. Le quattro precise del mio spettro sordo, che vaga per il mondo dentro un sogno, le quattro sveglio a dire niente ma con violenza di silenzio sono le quattro della mia voce che mi guarda e mi sussurra a quattro labbra: fatti atomo e oltrepassa la barriera che divide in quattro pensieri e ragioni per restare, resto allora per mia madre resto per l’amore o me ne vado per gli stessi motivi, oppure cado scendo ancora verso il mare, quinta opzione, dalle quinte fatte quattro, cielo terra aria e L’ade che mi aspetta alle quattro, come un ladro allora evado dalle quattro prigioni, e scendo a dire al muro sto crollando ma il muro è occhi e croci di radici al cubo di rubriche per chiamarmi da ogni distanza. Ma una voce di madre con calma di culla mi prende per mano e mi annulla. *** Se mi vuoi conoscere mi metto al centro di questa stanza guarda quella è la scrivania lì c’è la poltrona mia poi l’armadio e la libreria lì c’è il letto in cui riposo ora spegni la luce vedi il buio sono io esploso Link per l'acquisto: https://internopoesia.com/libro/salutarsi-dagli-aerei/
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